Sapevi che il dolore cronico post-operatorio ricompare nel 30% dei pazienti operati di ernia inguinale?


Ciao, mi chiamo Gabriel Muller. Da 20 anni, aiuto le persone con problemi di ernia inguinale.

Mediamente, 1 persona su 3, ha a che fare con dolori cronici dopo l'intervento, per tutto il resto della vita.

Le prime domande che ti starai facendo sono: quando bisogna operarsi? Quando è meglio evitare? Esistono soluzioni alternative? Se dopo l'intervento continuo ad avere dolori, posso fare qualcosa?

Questo sito risponde a tali domande in modo scientifico, raccogliendo le interviste a vari medici di fama internazionale.

La testimonianza di chi si è operato

Riporto di seguito la testimonianza ricevuta da parte di alcuni pazienti che si sono sottoposti ad intervento, a beneficio di chi sta valutando se procedere.

Sono stato operato di recidiva dx e sx. A destra no sempre avuto dolori e facendo infiltrazioni passavano. Adesso è da circa un mese che no dolori en nonstante 4 infiltrazioni il dolore non passa.
Nessuno sa più cosa dirmi.
M. P.

Sono stata operata di ernia crurale bilaterale,con ripresa lenta e difficile,in effetti a destra la ferita non si chiudeva ed ha "purgato" per un mese circa,l'intervento è stato eseguito a Milano,
ora da circa 3 mesi mi è uscito un ernia inguinale a destra ,ed è fastidiosa,
ma cosa devo fare? Non posso continuare a farmi operare.
G. L.

Salve, sono stato operato di ernia inguinale (lato destro vicino lo scroto) lo scorso Marzo, all'inizio tutto ok!!! Ho ripreso a fare sport dopo 1 mese, la mia condizione migliorava giorno dopo giorno, fin che ho cominciato a sentir fastidio nel lato opposto al operazione!!! Da qui lo sconforto.
Ho smesso di fare sport, anche perchè nel frattempo ho lesionato leggermente un tendine della spalla, ho ricominciato a fumare e a pensare solo al lavoro. Ho paura di tornare a fare qualsiasi visita per paura del responso, non tanto per la paura del intervento ma per paura del dopo intervento, non vorrei che questa volta oltre la carriera sportiva debba interrompere anche quella lavorativa.
L.B.

Il dolore cronico post-operatorio riguarda il 30% degli operati

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Nell’ultimo congresso dell’American Hernia Society è emerso che il dolore cronico post-operatorio ricompare nel 30% dei pazienti operati per un’ernia inguinale.

La possibilità, quando si parla di ernia, di avere forti dolori post operatori è sempre presente e in queste situazioni l'unica cosa da fare è re-intervenire chirurgicamente per capire e di conseguenza rimuovere i motivi che provocano il dolore. Possono dunque essere necessarie due operazioni, per curare una patologia che in determinate circostanze, può creare dei problemi a chi deve affrontarla.

L’ernia inguinale è la patologia più operata in assoluto, molti dei quali con dimissioni entro le 24 ore. Quello d’ernia viene considerato, nella maggior parte dei casi, un intervento semplice, ma in un terzo dei casi il malato si ritrova a dover gestire un nuovo dolore.

A volte la non perfetta aderenza delle reti o il loro spostamento e/o malassorbimento può causare problemi e dolore. Anche le nuove reti in materiali sintetici, protesi usate per far rientrare l’ernia all’interno della parete addominale, benché migliori dei tradizionali punti di sutura nel rinforzare la parete, possono dare problemi, irritando le terminazioni nervose e aumentando il rischio di infezioni.

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Se poi, l'ernioso finisce in mani inesperte, i rischi aumentano. Giusto qualche esempio di quando le operazioni non vengono eseguite a regola d’arte: pazienti che, a causa del dolore cronico post operatorio, hanno pensato al suicidio; pazienti operati cinque-dieci volte; bambini con meno di dieci anni con pluri-recidive, e disastri parietali.

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Aspettare può essere la soluzione migliore

Una volta che l'ernia si è manifestata, ci sono due alternative. La prima è aspettare: in linea generale, se l'ernia non causa dolore ed è piccola, un'attesa vigile può essere la strategia migliore. Alcuni studi hanno infatti evidenziato che se l'ernia non dà sintomi, prima di intervenire è meglio confrontare i rischi legati all'operazione con quelli del vivere tenendosi l'ernia. Non sempre i dati indicano che chi è stato operato stia meglio: al contrario sembra più probabile che in presenza di dolori minimi non sia consigliabile ricorrere al bisturi. Anche perché il dolore rischia di rimanere, anche dopo l'intervento.

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Quando è meglio attendere

L’ernia inguinale si divide in 2 categorie:

  • indiretta, ovvero di natura congenita;
  • diretta, cioè dovuta dalla degenerazione dei muscoli addominali.

Negli adulti, le ernie inguinali indirette che si ingrossano o diventano strozzate devono essere trattate chirurgicamente. Viceversa, le erniazioni dirette, possono essere curate con metodi alternativi, in quanto vi sono sono delle condizioni che possono favorire il disturbo, come il sovrappeso, la sedentarietà, una tendenza alla digestione lenta e alla stitichezza, uno strappo muscolare nonché altre patologie in corso. Per poter inquadrarne correttamente il grado, nonché le sue cause, è perciò indispensabile una diagnosi.

Diagnosi

Per la diagnosi dell’ernia inguinale, alla persona può essere richiesto di sdraiarsi o tossire per permettere di sentire l’ernia, ossia come questa si muove nell’inguine o nello scroto. In questo caso l'ernia è ancora piccola. Un'attesa vigile può essere la strategia migliore.

Qui sotto, un test diagnostico, basato su metodo probabilistico, con cui puoi individuare la strategia più indicata al tuo caso.

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Prima volta

Mi hanno diagnosticato l'ernia inguinale per la prima volta.

Intervento

Sono già stato operato e sono preoccupato.

Recidiva

In passato, sono già stato operato di ernia inguinale e adesso si è ripresentato il problema.



Le informazioni contenute in questo articolo non devono in alcun modo sostituire il rapporto dottore-paziente; si raccomanda al contrario di chiedere il parere del proprio medico prima di mettere in pratica qualsiasi consiglio od indicazione riportata.